venerdì 30 marzo 2018

codici etici nell'università italiana e cariche elettive "abusate". Facciamo un patto tra gentiluomini?

Carissimi

  avrete seguito la vicenda del prof. Capano che qualche giorno fa è andata in prima pagina sul corriere, con successiva replica qua:  un caso "ordinario" di un prof. che faceva parte di un organo direttivo (equivalente ad un CdA) che ha bandito un concorso nel SSD di uno dei suoi membri.  Solo che la Scuola Normale di Pisa ha emesso un regolamento interno molto più rigoroso della stessa Norma Gelmini sulla parentela, per cui ha escluso il prof.Capano dal bando in parola (e qui naturalmente forzando in modo retroattivo). Il collega Capano ha poi fatto ricorso amministrativo vinto il concorso e il conflitto è ancora in Atto.   

    Nell'avvicinarsi del rinnovo delle cariche sarebbe auspicabile anche per tutte le Università discutere di un regolamento interno rigoroso (magari estendendo la normativa SNS) in modo che chi si candida a tale cariche NON lo faccia per avere benefici per se e il suo gruppo, cosa che non è assolutamente banale da rispettare anche per le persone più oneste:   forse il regolamento SNS è questo qua, e in particolare non basta "astenersi" nella seduta per non avere conflitto di interesse. 

   Infatti, la SNS  "ha modificato il proprio regolamento per il reclutamento dei professori di prima e di seconda fascia, nel senso di sancire, con disposizione applicabile anche alle procedure selettive in corso, l’incandidabilità del direttore e del segretario generale, nonché dei membri del collegio accademico e del consiglio direttivo al momento della delibera di copertura del posto e/o della delibera di chiamata, fino a quello della nomina."

   Non so se l'hanno fatta "contro Capano", ma per me è un passo avanti. Inutile agitare il possibile paradosso: siccome anche i dipartimenti possono chiamare loro interni con gli articoli 24 se uno fosse parente di se stesso, uno potrebbe pensare di bloccare tutto.  Ma non confondiamo le acque: la normativa interna SNS estende la Legge Gelmini solo agli organi di governo.

Inoltre:   In particolare a essi è vietato attribuire vantaggi di carriera (universitaria, accademica o lavorativa), a se o ad altri, oppure svantaggi di carriera (universitaria, accademica o lavorativa) ad altri mediante l'uso distorto, pur se non formalmente contrastante con alcuna specifica disposizione normativa, di strumenti giuridici o economici idonei a ottenere un diritto o un vantaggio o a determinare uno svantaggio, in difetto di ragioni oggettive (desumibili dai titoli di studio, professionali etc.) che giustifichino, in base alla legge, l'attribuzione del diritto, del vantaggio o dello svantaggio. 

  Ma in generale, viene il sospetto che alle cariche di natura elettiva (Senato, CdA, Rettore) ambisca chi vuole fare carriera per se e suoi accoliti, e non chi è solo animato da spirito di servizio e accoglie e distribuisce a chiunque, sulla base solo del merito e della competenza, gli incarichi più appropriati.

   Se non facciamo tutti un nuovo codice etico, almeno facciamo un patto tra gentiluomini con chi si candida?

Auguri
MC

p.s.1 Se poi volessimo davvero dare pari grado agli "esterni", dovremmo abolire l'assurdo sistema per cui un "esterno" costa il quadruplo di un interno. Si faccia una legge per cui chi vince un concorso porta con se il budget, e questo rimescolerà il sangue.

p.s.2    E' da discutere se la Legge Gelmini, andando in vigore, ha migliorato la situazione.  Mi sono noti dei casi in cui, per aggirarla, si fanno dei voli pindarici e dei movimenti di tali e tanti colleghi (cambi di dipartimento, prepensionamenti forzati, promesse incrociate, scambi di favori) per cui forse si blocca la situazione anche peggio di prima.

p.s.3   Mi viene in mente un senatore della repubblica scorsa legislatura che ha proposto una "ope legis" di passaggio di tutti gli abilitati ASN al ruolo:   essendo egli stesso un abilitato ASN e ricercatore di EPR, viene il legittimo dubbio che volesse promuovere tutti (ad un costo di circa 600 milioni di Euro) per entrare lui stesso. La questione dei conflitti di interesse in Italia la vedo complessa e inquinata alla fonte.



mercoledì 28 marzo 2018

In USA, nonostante TRUMP, aumento della spesa in ricerca maggiore della intera spesa italiana!

Il 21 marzo il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il bilancio di spesa per l'anno 2018, assegnando al settore della ricerca di base e applicata 176 miliardi di dollari. Si tratta del più alto livello di finanziamento mai stanziato e in aumento del 12,8% (oltre 22 miliardi) rispetto al 2017. La decisione del Congresso ignora dunque le richieste della Casa Bianca, che aveva proposto tagli consistenti ai fondi per le agenzie federali che si occupano di ricerca scientifica. I National Institutes of Health (NIH), per i quali Trump proponeva un taglio del 22%, ricevono un aumento dell'8,3 %. L'agenzia per l'ambiente EPA riceverà 8 miliardi di finanziamento, esattamente come nel 2017, scampando alla riduzione del 45% richiesta dalla Casa Bianca.

L'aumento in USA è maggiore della spesa italiana per la ricerca pubblica.  No comment.

giovedì 8 marzo 2018

auguri per la festa della donna?

So che non a tutti piacciono gli auguri per la festa della donna, ma ricordando che siamo ancora il Paese con la più bassa percentuale di donne al vertice dell'Università , vorrei ricordare la grande figura di Elena Lucrezia Cornaro prima donna al mondo ad ottenere una laurea, ed è stata un'italiana.  il cardinale Gregorio Barbarigo si oppose duramente, in quanto riteneva "uno sproposito" che una donna potesse diventare "dottore". O Marie Curie prima donna ad insegnare alla Sorbona, per un insieme di circostanze, e poi vincitrice di Premio Nobel.

martedì 6 marzo 2018

un ritratto del candidato Ministro al MIUR, Salvatore Giuliano, preside 2.0 e master ad Harvard

Un CV di tutto rispetto per il candidato Ministro Salvatore Giuliano, master (alcuni siti riportano frequentato ad Harvard, nel 2005, ma non è chiaro), prima di vincere il concorso per dirigente scolastico. Dall’America a Brindisi con il chiodo fisso che attraverso la multimedialità si arriva lontano, a tutti gli istituti scolastici del globo, come di fatto all’Itis Majorana avviene da almeno due anni.

Come già ricordava Il fatto quotidiano, Salvatore Giuliano è noto come "preside 2.0" perchè ha creato innovativi progetti per far risparmiare alle famiglie i sempre più cari libri di testo:  mentre nel mercato illegale nelle Università circolano libri in PDF o fotocopie, nelle scuole è ancora in vogaa il libro "legale", e il preside dell’Itis Majorana di Brindisi, Salvatore Giuliano, ha avuto il merito di intuire le potenzialità di risparmiare con materiale didattico redatto dai docenti con un risparmio di 350 euro in meno, a studente. Il risparmio permette acquisto di un iPad, "utile lungo tutto il percorso formativo”.   La vittoria di Giuliano è nei numeri: “In un quinquennio siamo passati da circa 650 ai 1300 iscritti. I test dicono che il nostro metodo funziona e la partecipazione attiva alla lezione migliora l’apprendimento”.





Su questi progetti devo dire che anche io avevo sperimentato.  In tempi lontani, vedasi qua, da cui riporto alcuni estratti:-

In Italia vi sono 18 milioni di lavoratori non laureati, mentre da indagine AlmaLaurea del 2008 oggi quasi 2 studenti su 3 lavorano part time durante gli studi, e quasi il 10% full-time. Sono numeri impensabili già 10 anni fa, quando gli studenti-lavoratori non superavano il 2%.

Questo da tempo avrebbe dovuto aprire all’E-learning, ma l’iniziale quasi-fallimento delle Università Telematiche fondate solo nel 2006 (si veda le “lauree facili” riportate da G.Floris in Fabbrica di Ignoranti), ha creato in Italia sfiducia verso i supporti online alla docenza, e gli iscritti alle Telematiche italiane rimangono solo intorno all’1%.

La teledidattica di massa può essere scelta inevitabile, e persino negli USA, il numero di studenti continua ad aumentare solo per l’aumento degli studenti “online”: oggi l’University of Phoenix, fondata solo 30 anni fa, ha quasi mezzo milione di studenti e 200 campus, ed è finanziata anche dallo Stato con oltre 2.5 miliardi di dollari/anno, Obama ha lanciato un piano ambizioso: ogni lavoratore americano nei prossimi 10 dovrà fare almeno 1 anno di formazione.


Nel caso limite di Cuba, che dichiara di investire il 20% del PIL in educazione, la “Tercera Revolucion Cultural” ricopia su scala universitaria tutto sommato la nostra “Non è mai troppo tardi” degli anni ’50 che ha dato istruzione elementare a oltre 200 mila persone, mentre l’attuale Rai Educational ha piccoli programmi di università della terza età, ma non di così larga diffusione.

Le Università tradizionali cominciano a sperimentare in questo settore: la Federico II di Napoli ha messo su alcuni corsi come Web-Learning, su Itunes, il Politecnico di Torino ha il “Mobile Campus”.

Al Politecnico di Bari, una ricerca sperimentale nei corsi di Meccanica dei Materiali e Progettazione assistita al Calcolatore del Prof. Ciavarella, prevede invece la gestione di gruppi di ausilio Facebook ai corsi, nonché video su Youtube, ha avuto successo in questo Anno Accademico, e consiste nell’attivare gruppi di discussione, largo uso di materiale liberamente accessibile (wikipedia, videocorsi online da MIT Open Course Ware, academicearth.org, etc.) e lezioni altamente tecnologiche con collegamento di tutti gli studenti al web, ricerche wiki e presentazioni tramite collegamento al proiettore di sala via wireless di studenti che vogliano intervenire.




Devo proporre a Salvatore Giuliano la mia esperienza anche all'Università.  Potrebbe interessarlo.
Michele CIAVARELLA

Salvatore Giuliano, 50 anni, indicato al Ministero dell'Istruzione e della Ricerca, è nato a Brindisi il 9/03/1967. È Dirigente Scolastico dell'IISS Ettore Majorana di Brindisi. Ha collaborato con varie commissioni ministeriali e dal 2016 è stato nominato esperto del Ministro dell'Istruzione, università e ricerca con delega alla Formazione dei Dirigenti Scolastici e sostegno della loro attività. È componente del gruppo di lavoro ministeriale sulle metodologie didattiche. È Cultore della materia per la disciplina "Pedagogia Sperimentale" presso la Facoltà di Scienze della Formazione, Scienze Politiche e Sociali dell'Università del Salento. È coordinatore della rete nazionale di scuole Book in Progress composta da circa 150 istituzioni scolastiche del territorio nazionale. È coordinatore ed organizzatore di numerosi eventi di formazione sulla didattica e sull'innovazione digitale. Vanta diverse pubblicazioni sui progetti di innovazione scolastica, che ha attuato in prima persona. È stato Docente di Laboratorio di Informatica Gestionale, Matematica applicata e Docente di Discipline Giuridiche ed Economiche. È laureato in Economia Bancaria, Finanziaria ed Assicurativa presso l'Università degli Studi di Lecce e ha conseguito un Master in Discipline per la didattica - "Tecnologie dell'istruzione". - See more here

Brindisi, quando il preside Giuliano ospitò Di Maio nella propria scuola




ENGLISH TRANSLATION
As already mentioned by the newspaper ilfattoquotidiano, Salvatore Giuliano is known as "principal 2.0" because he has created innovative projects to save families from more expensive textbooks: while in the illegal market university books in PDF or xerox copies circulate (or see also sci-hub success for journal papers), in schools it is still customary to use "legal" and expensive books, and the principal of the Atis Majorana of Brindisi, Salvatore Giuliano, had the merit to having predicted the potential to save money with educational material prepared by the teachers with a saving of 350 euros per student. The savings allow the purchase of an iPad, "useful along the entire training path."

Giuliano's victory is in the numbers: "In a five-year period we have moved from about 650 to 1300 students. The tests say that our method works and active participation the lesson improves learning ".


On these projects I must say that I had also experimented. Perhaps already 10 or 15 years ago, see here hereere, from which I quote some excerpts: -

In Italy there are 18 million undergraduates, while from 2008 AlmaLaurea survey today almost 2 in 3 students work part time during their studies, and almost 10% full-time. These numbers are unthinkable as early as 10 years ago, when the student-workers did not exceed 2%.

This has long been open to E-learning, but the initial quasi-bankruptcy of the Telematic University founded only in 2006 (see the "easy degrees" reported by G.Floris in Fabbrica di Ignoranti), has created in Italy distrust towards online supports for teaching, and the Italian Telematic subscribers only remain around 1%.

Mass online courses can be considered inescapable, and even in the US, the number of students continues to increase only due to the increase in online students: today the University of Phoenix, founded only 30 years ago, has almost half a million students and 200 campuses, and is also financed by the State with over 2.5 billion dollars / year, Obama has launched an ambitious plan: every American worker in the next 10 will have to do at least 1 year of training.


In the extreme case of Cuba, which claims to invest 20% of GDP in education, the "Tercera Revolucion Cultural" recopy on a university scale all in all our "It's never too late" of the 50s that gave elementary education to over 200 thousand people, while the current Rai Educational has small university programs of the elderly, but not so widespread.

The traditional Universities are beginning to experiment in this field: the Federico II of Naples has put on some courses as Web-Learning, on Itunes, the Polytechnic of Turin has the "Mobile Campus".

At the Polytechnic of Bari, an experimental research in the courses of Materials Mechanics and Computer Assisted Planning by Prof. Ciavarella, on the other hand, the management of Facebook support groups for courses, as well as videos on Youtube, was successful in this Academic Year, and consists of activating discussion groups, extensive use of freely accessible material (wikipedia, online video courses from MIT Open Course Ware, academicearth.org, etc.) and high-tech lessons with links to all students on the web, wiki searches and presentations via connection to the wireless room projector of students who want to intervene.





I have to propose to Salvatore Giuliano my experience also at the University. It could interest him.
Michele CIAVARELLA

mercoledì 28 febbraio 2018

E' uscito il bando dei 1300 RTD-b, e la petizione da 12500 firme è stata solo molto parzialmente ascoltata!

carissimi

  un piccolo aggiornamento:  Uscito il piano RTD-B da 1300 posti quasi come annunciato (vedi qua) con forse solo una variante in extremis per riequilibrare in parte il divadio Nord-SUD come avevamo chiesto, il Sole24ore parla della ns petizione con un ottimo commento di Maurizio Bifulco, su cui concordo parola per parola. Leggete e commentate. Direi quindi che la petizione Che i 1300 posti da Ricercatore RTD-B siano assegnati ai migliori abilitati personalmente  resta aperta, perchè vogliamo più posti, vogliamo far pressione perchè vengano dati prioritariamente agli abilitati ASN, e vogliamo arrivare infine alle graduatorie nazionali! 

Quindi continuiamo a firmare e far firmare, perchè cmq sempre più sono quelli che ci ascoltano! 

Peraltro il MIUR ha stanziato 110 M€ per l’assunzione di RTD-A nelle regioni del mezzogiorno (circa 600 RTD-A). Si tratta di una forma di para relcutamento precaria interessante perchè si possono fare anche 18 mesi all'estero. Ma per il futuro non c'è nessuna chance! Le domande devono essere presentate tramite i servizi dello sportello telematico (https://aim.cineca.it), dalle ore 15.00 del 23 aprile 2018 fino alle ore 15.00 del 31 maggio 2018, sulla base della modulistica presente sul sito.

Quindi c’è bisogno di scrivere un progetto di “dipartimento” con proposta di acquisire un certo numero di nuovi RTD-A. Chissà che logiche prevarranno!

Ma come dice Stefano Semplici sul Corriere, La piramide universitaria a rischio collasso: troppi ricercatori precari.... Dal 2007 a oggi il numero dei docenti a tempo indeterminato è sceso da 59.500 a 47.500. La precarizzazione dei ricercatori aumenta il potere nelle mani di pochi baroni e taglia fuori dal mondo accademico un’intera generazione di studiosi meritevoli.

Cordiali saluti,
prof. Michele Ciavarella

domenica 25 febbraio 2018

Puglia e politecnico di Bari grandi successi

Grandi successi della Puglia, che non è solo capolarato, ma meccanica geniale, industria tedesca, aerospazio, ingegneria medicale, meccatronica.  Un servizio di Petrolio Rai chissà come andremmo forte se avessimo il triplo dei finanziamenti e dei posti, come dovremmo avere al Sud...

Dovrebbe far riflettere il fatto che la tecnologia riduce di tre ordini di grandezza la mano d'opera (racconto del frantoio high tech).

Qua mi sono laureato, dottorato, e dopo vari giri per il mondo, sono orgoglioso di essere professore Ordinario. Perchè i cervelli devono anche tornare, non solo emigrare!

giovedì 22 febbraio 2018

Nature scrive un articolo sulle elezioni italiane, parlando molto del movimento 5S

Italian election leaves science out in the cold

Researchers hold out little hope that the next government will improve their underfunded research system.
Luigi Di Maio leads the populist Five Star Movement, which is tipped to receive the highest number of votes in Italy’s March election.Ivan Romano/Getty
As campaigning ahead of Italy’s national election enters its final weeks, researchers in the country fear that budget cuts and declining interest in science will only continue — whatever the outcome of the vote on 4 March.
A complex coalition government is likely to emerge. The country’s traditional centre-left and centre-right parties have splintered, and myriad small parties make up the ballot sheet, as well as the populist Five Star Movement. Topics such as immigration, the refugee influx and eurozone membership have dominated mainstream debates.
But, apart from a battle over the nation’s compulsory vaccination programme, which was introduced last year, science has featured little in the campaigning — even as economists warn that Italy’s research system is in a precarious state. “We are on the verge of collapse,” says Mario Pianta, an economist at the University of Rome Tre, who helps to prepare Italy’s statistics on research and development (R&D) for the European Commission.
Italy has hotspots of scientific excellence, such as in particle physics and biomedicine. But, unlike many other European countries, it has failed to modernize its science system in the past few decades. Budgets have constantly been low. Academic hiring practices can be complicated, and bureaucracy crippling, many scientists say. Research organizations have had little power politically, and have been unable to stem the rising influence of those who have demonized vaccinations and promoted charlatan cure-alls. The gap in scientific achievement and investment between the country’s wealthy north and poorer south is widening, helping to fuel regionalist and populist politics, says Raffaella Rumiati, vice-president of Italy’s national research-evaluation agency, ANVUR. In January, the agency announced the results of its first competition to reward the best-performing university departments, and northern institutions received an overwhelming share of the funds.
Exodus
The outgoing centre-left coalition government, led by Paolo Gentiloni of the Democratic Party, has introduced some research initiatives including the launch of a €1.5-billion (US$1.9-billion) research centre in Milan focused on genomics and personalized medicine, called the Human Technopole. The Democratic Party has some science-related policies in its manifesto that promise more money, research positions and institutional competition.
Pianta says that further reforms to the research system must be supported by increased budgets. But since the 2008 economic crisis, Italy’s already low R&D spending has declined by 20% in real terms — a hefty €1.2 billion. In 2016, it stood at €8.7 billion (see ‘Efficient science’). The university budget has shrunk by about one-fifth — to €7 billion — as has the number of professors nationwide. Funding for public research institutes is no higher than it was in 2008, representing a 9% drop in real terms. And Italy’s substantial deficit means the situation is unlikely to improve soon.
Italy election graphic
Credit: EUROSTAT (R&D spending); SCOPUS (citation).
Even worse, more scientists have left the country since 2008 than have entered it, according to statistics from the Organisation for Economic Co-operation and Development. “It is not just that scientists are going to countries with strong bases in science,” says Pianta. “There is also a net loss of scientists from Italy to countries like Spain.”
Paradoxically, science is performing well overall. Since 2005, Italy has increased its contribution to the world’s 10% most cited scientific documents. And it produces out more publications per unit of R&D expenditure than any other European Union country except the United Kingdom. “The happy paradox cannot sustain,” says Pianta. “We are heading towards mediocrity.”
Anti-science fears
The next government will have its work cut out. Polls suggest that the Five Star Movement, founded by comedian Beppe Grillo and led by Luigi Di Maio, will receive the highest number of votes. Di Maio has actively wooed academics, bringing some on board as advisers. Five Star, which began as a lose populist movement, is now developing into a more cohesive political party, although its members express a wide range of opinions.
Its election platform says the movement would revise the evaluation system, increase research funding and establish a dedicated agency for distributing research money. But most researchers regard the movement with alarm. Some of its members have vociferously supported anti-science campaigns, including that against vaccination. (Marco Bella, a chemist at the University of Rome La Sapienza who is standing as a Five Star candidate, says that all parties have their extremists, and that most members of the movement now favour vaccination.)
Many scientists see Italy’s growing anti-vaccination sentiment as one of the most worrying developments of the past few years, particularly since the government made 10 vaccinations compulsory for schoolchildren last July. Italian engineer Mattia Butta, who is at the Czech Technical University in Prague, was so tired of the anti-science rhetoric in his home country that he founded a pro-science political party last year. “I wanted scientific method to enter parliament,” he says. His party, W la Fisica, failed to muster enough support to get on the electoral list. But another single-issue party campaigning against vaccination, called SiAmo, did.
The Five Star Movement is unlikely to take part in any governing coalition. So the most likely government to emerge will be a mix of centre-right parties led by Silvio Berlusconi’s Forza Italia, and including the regionalist League, which is expected to receive the second highest number of votes. (Berlusconi cannot stand for parliament or become prime minister again because of a fraud conviction.) This grouping has said little concrete about science, although Forza Italia has drawn in candidates from a small party opposed to animal research that didn’t make the electoral list.
Such a centre-right coalition might win enough seats to form a government. If not, it may form a broader coalition with the Democratic Party. But whatever the content of the next government, says Butta, it is unlikely to fundamentally change the scientific culture.
Nature 554, 411-412 (2018)
doi: 10.1038/d41586-018-02223-7

sabato 17 febbraio 2018

Sul problema delle sedi decentrate: chiuderle è la scelta migliore?


Situazione delle “sedi decentrate”:  sono più i vantaggi o gli svantaggi?

Carissimi

   Che è successo del dibattito su chiusura o apertura di sedi decentrate? Il rettore del PoliTO di allora, Profumo, fu mi pare uno dei pochissimi a chiudere di un colpo tutte le sedi decentrate del Politecnico (https://www.universita.it/taglio-sedi-distaccate-politecnico-torino/ ), cosa che, i più, dicono abbia funzionato per creare un vero centro nevralgico di attività di didattica e ricerca, pulsante al centro della grande città piemontese.  

Invece molti altri non hanno fatto nulla.  Anzi, mentre continua fortemente la spinta a spostare le “research universities” al NORD (si veda il grande finanziamento di Dipartimenti di Eccellenza al Nord), noi del Sud continuiamo imperterriti persino a mantenere sedi decentrate, con enorme sforzo e dispersione di energie, di docenti, con dubbi risultati di qualità.     Ho trovato qualche studio, come questo https://www.unito.it/sites/default/files/impatto_economico_uni_decentrate.pdf, ma niente di chiaro.

A seguito delle grosse modifiche indotte dalla Legge 240 Gelmini, che fece scomparire le facoltà,   e in molti casi anche i dipartimenti (come nel caso di Taranto), non si tengono “formalmente” incardinati i docenti perché ai Dipartimenti compete la gestione dei carichi didattici. L’offerta formativa non è più prettamente “della sede decentrata”.  Bisogna fare elogio a quei docenti che, con spirito di sacrificio, fanno pendolarismo a loro spese e da molti anni.

Ma ha senso mantenere un rapporto di un docente pendolare a uno studente residente?  O non sarebbe più facile creare dei fondi per degli alloggi studenti nella sede principale dell'università, con maggiore comodità anche degli studenti?  

Altra possibilità concreta potrebbe essere di istituire semmai dei bus navetta dalle sedi decentrate a quelle centrali per gli studenti. Come si tengono i docenti obbligati alle sedi decentrate, come si motivano i migliori a restarci? Non è facile.

Fino a che punto i corsi che non decollano si possono sostenere? Che ne pensate, siete a favore o contro il sostenimento di traballanti sedi decentrate?

Unica alternativa realistica secondo me è ripensare il concetto di corsi online, come scrivo nell'articolo sul Preside 2.0 Salvatore Giuliano.

SEDI PERIFERICHE: Con un ministro innovatore come Salvatore Giuliano, forse potremo "rivedere" il concetto delle "sedi periferiche", con pochissimi studenti e moltissimi docenti, di cui hanno beneficiato le carriere di molti docenti (spesso tra l'altro i meno presenti nelle stesse), per via di strani processi che sarebbe lungo descrivere. Magari potremmo proporre a Giuliano di fare nelle sedi periferiche solo dirette facebook dei corsi, con collaboratori locali che garantiscono il funzionamento delle stesse. Un poco come nel modello della Terzera Revolucion Cultural cubana, lo conoscete? Con canali educativi sulla RAI che ritrasmettono le stesse lezioni, come in NETTUNO, stranamente patrimonio morto di lezioni bellissime. Che ne dite?

giovedì 15 febbraio 2018

nuovo articolo su Corriere della Sera: Università: l’appello di 13 mila prof «Creiamo graduatorie degli abilitati»


Università: l’appello di 13 mila prof «Creiamo graduatorie degli abilitati»

Petizione su Change.org e un gruppo Facebook: gli abilitati rischiano di restare fuori dagli Atenei, serve un elenco nazionale come per gli insegnanti


shadow
Certo non ha raggiunto la popolarità della petizione sulla medesima piattaforma Change.org della petizione che chiede ai candidati premier di investire il 3 per cento del Pil in ricerca, ma l’iniziativa partita dal Politecnico di Bari con la lettera firmata da una ventina di docenti e sponsorizzata e diffusa dal portavoce Michele Ciavarella è diventata una petizione al ministero dell’Istruzione con già quasi 13 mila firme, raccolte online in tre settimane. L’idea è quella di chiedere una modifica del valore dell’abilitazione nazionale e dei concorsi per diventare professori: istituire una vera e propria graduatoria nazionale degli abilitati alla quale le università possono attingere secondo le loro necessità. Proprio come avviene per magistrati, militari e insegnanti.
Solo il 10 per cento assunto
A far emergere la necessità di un cambiamento nella prassi è la constatazione da parte dei professori che aderiscono alla proposta che ad oggi gli abilitati sono complessivamente circa 40000, ma solo in minima parte già assorbiti dalle università o promossi di ruolo (solo il 10% circa). Una grossa fetta di tali abilitati (circa il 30%) è costituita da personale non strutturato, precario, altamente meritevole (perché migliore, sulla base di appositi parametri numerici fissati a livello nazionale per il conseguimento dell’abilitazione, del 50% dei professori universitari in servizio), ma che rischia di non essere mai assorbito dalle università, stando ai ritmi attuali del reclutamento. Non bastano secondo i ricercatori i 1300 posti aggiuntivi per i quali sono stati stanziati i fondi nella legge di Bilancio dello scorso dicembre. E così da una condivisione via Facebook di proposte e discussioni è emersa la petizione. Obiettivo: essere ricevuti dalla ministra Fedeli e poi, dopo le elezioni, continuare la battaglia.
«Così si incentiva il merito»
«Si tratterebbe di un passo avanti verso un’attribuzione meritocratica dei posti sulla base di un concorso nazionale già effettuato - spiega Ciavarella - che possa superare dunque, soprattutto agendo a posteriori, il potere decisionale delle commissioni locali».
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mercoledì 14 febbraio 2018

Genova come Boston? Renzo ROSSO su il Secolo XIX

Genova come Boston? La città americana ha circa 700mila abitanti, con un’area metropolitana ben più popolosa, circa 4 milioni e mezzo di persone. Qualcuno potrebbe liquidare la Boston d’Italia, proposta dal direttore di IIT in un’intervista a questo giornale, come una provocazione. Rispetto ad altri paralleli, più o meno limitrofi al Milanese, questa sfida contiene invece un richiamo autentico, soprattutto se non la recintiamo sul colle di Erzelli, ma la decliniamo lungo la via Aurelia, tra il chilometro 500 e il 550.
Molti localizzano il mito dell’innovazione nella Silicon Valley, prossima al campus pubblico di Berkeley e alla università privata di Stanford nella California centrale, dove si sono laureati complessivamente 46 premi Nobel. Buona parte delle novità, non soltanto scientifiche e tecnologiche, ma anche molti progressi delle scienze umane, politiche e sociali sono però nati e cresciuti sull’altra riva dell’oceano. Sono le miglia magiche della Massachusetts Avenue, dove su una sponda del fiume Charles incontri la Boston University (fondata nel 1869) e sulla sponda opposta il MIT (1861) e, poco più a ovest, l’Università di Harvard (1636). Dal MIT venivano Olsen e Anderson che fondarono la Digital. Uno dei maggiori scrittori del ‘900, Saul Bellow insegnava alla Boston University. Perfino Mark Zuckerberg, creatore di Facebook, si è finalmente laureato a Harvard dove aveva studiato un tempo: “honoris causa” nel 2017. Tra ex-allievi e docenti, Harvard conta 153 premi Nobel, il MIT 92 e la Boston University solo 9, tra cui Martin Luther King. E la lista delle donne e degli uomini illustri che hanno studiato e poi lavorato da quella parti è sterminata. A nessuno è venuto in mente di delocalizzare Harvard, MIT e BU in qualche landa periferica del futuro come accade a Milano, dove si sviluppa lungo il Lambro una piccola striscia della conoscenza e dell’innovazione, l’unica in Italia paragonabile alle 16 miglia della Mass Ave. Anzi, Renzo Piano ha realizzato nel 2014 gli Harvard Art Museums nel cuore di Cambridge.
Il Lambro non è certo il fiume Charles, né lo sono torrenti come il Bisagno o il Polcevera. Ma nemmeno Boston è sicura rispetto al rischio d’inondazione, perché può soffrire per l’interazione tra fiume e marea. Un’altra ragione, tuttavia, è fonte di empatia con l’archetipo bostoniano, un richiamo che non sento per la prima volta. All’inizio degli anni ’60, mio padre lavorava in Uite (quella che diventò poi Amt) al primo progetto di metropolitana leggera e sosteneva una soluzione “bostoniana”. In pratica, lì avevano interrato una parte della linea tramviaria, costruendo la MTBA, Green Line, tuttora in funzione. Invero, egli diceva, i tram bostoniani si erano ispirati al tram più bello e innovativo mai costruito in Italia, la elettromotrice Uite serie 900, costruita nelle stesse officine genovesi dell’Uite e poi dalla Breda. E con quel progetto minimalista Genova avrebbe potuto riciclare le gallerie pre-belliche e belliche con uno spirito innovativo, quello che fu bocciato dall’aria dei tempi. Quando visitai Boston per la prima volta, all’inizio degli anni ’70, i motori a scoppio, con i loro gas di scarico, avevano ormai soppiantato del tutto le tramvie genovesi. Fui colpito dalla semplicità, dall’efficienza e dalla poesia della soluzione bostoniana, ma non potevo più raccontarlo a lui, che se ne era già andato.
«Anche Harvard fa i suoi sbagli, sa? Ci insegnava Kissinger» dice Woody Allen a Diane Keaton in Io e Annie. L’Università di Genova ne ha fatto molti, chiudendosi in sé stessa, soprattutto nel nuovo millennio, così come hanno fatto molti atenei italiani e, a ruota, gran parte delle istituzioni scientifiche del nostro paese, sotto-finanziate, gestite in modo ondivago, spesso umiliate dalla politica e dall’impresa. Ma le cose possono cambiare se c’è la volontà e la passione. E se, come disse lo stesso Allen in Manhattan, «bisogna pur prendere un modello a cui ispirarsi», Boston è la scelta migliore per Genova.

sabato 3 febbraio 2018

È sempre bello vedere i propri ex studenti sviluppare il proprio percorso professionale e diventare indipendenti


È sempre bello vedere i propri ex studenti sviluppare il proprio percorso professionale e diventare indipendenti. Questo è il senso del mio ruolo di docente, almeno lo interpreto cosi’. E scusate se in questi giorni ho scritto troppo a volte persino con errori di ortografia, dovuti al mio gatto che salta sulla tastiera, o a mio figlio che fa inviare per errore le email. La mia maestra delle elementari è ancora viva e si arrabbierebbe a vedermi fare quegli errori.
Ma il processo che avviene sulla rete, non credo possiate vederlo su UNILEX o sulle mailing list all’antica di Ferraro, che non permettono un dibattito continuo.
Quello che sta avvenendo nel gruppo facebook ASN, è che ora sta gemmando altri gruppi perché tutti vogliono organizzarsi e molti nel senso indicato dalla petizione e (purtroppo) in senso ROVESCIATO rispetto al movimento di Ferraro, che viene visto come un interesse di pochi a scapito dei molti giovani che fremono.
Questo processo di gemmazione io non solo non lo ostacolo, ma addirittura lo facilito. E’ una cosa molto bella e incredibilmente pulita vedere questi giovani che sono le nostre leve, appassionarsi al tema del reclutamento, che è ovviamente il tema del loro futuro, mentre noi ordinari sembriamo dare spazio solo al tema degli “scatti”. Facciamo molta attenzione.
Sono tanti i temi di cui discutere, e ci sarà modo di tornarci. La mia petizione è solo di 2 righe, ed è solo uno spunto che può essere interpretato in modo non chiaro per tutte le altre occasioni.  Ovviamente sarà difficile che davvero diano spazio alle richieste, come d'altronde nemmeno quasi nessun movimento riesce ad ottenere. Ma solo il fatto di aver conosciuto tanti giovani brillanti, tante persone che dall’estero mi scrivono e mi incoraggiano, tante storie affascinati, mi rende felice.
Oggi uno di quelli che vogliono gemmare i nuovi gruppi (dirò il nome se posso farlo) ha scritto pubblicamente, anche criticandomi perché non riuscivo a “frenare” i dibattiti troppo accesi e qualche volta ho ecceduto anche io da “cattedratico” nel sospendere alcuni interventi fuori tema, o ostruzionistici, o offensivi:-
“Come ho già detto al prof. Ciavarella offline, l'aver forzato la mano in questo senso facendo leva sul gruppo ASN è stato un errore sicuramente nel metodo ed in parte anche nel merito, stante la totale mancanza di diplomazia. Devo però riconoscergli alcuni meriti che non dovremmo trascurare. Innanzitutto si tratta di uno dei pochi ordinari che si è dimostrato disposto ad esporsi per il tema del reclutamento. Tema che, per ovvi motivi, non può certo coinvolgerlo direttamente. Non voglio suggerire paragoni diretti con altre iniziative, che sono semmai alternative ma non contrapposte, ma finora ho visto contestazioni principalmente sui temi della valutazione e dello stipendio. Sicuramente importantissimi, ma lontani anni luce dalle problematiche del reclutamento. E non mi riferisco solo alla richiesta di risorse, ma al dibattito più ampio sull'ingresso in ruolo, la valorizzazione dell'ASN, i meccanismi di selezione, il ripristino della terza fascia, la questione della didattica e quant'altro.”
Sentire questo di me mi riempie di soddisfazione e, già questo, significa che la mia battaglia merita di essere portata avanti, anche se mi distrae dagli impegni che, per interessi più di “orticello”, dovrei portare avanti.
Un ex magnifico l’altro giorno mi ha detto “la maggior parte dei professori universitari pensano di essere il numero uno al mondo, e pensano al proprio orticello, seppure! A volte nemmeno a quello…..”. Ecco, mi sa che ha ragione. E il movimento degli scatti ora, al secondo round dopo il KO al primo round che ha già comportato la distrazione di importanti somme dal reclutamento (vedi cattedre Natta che non sappiamo se, rivedute e corrette, avrebbero appunto fatto rientrare cervelli freschi), rischia di essere un disastro tattico.
Con la petizione “ASN” degli RTD, molto meritocratica, specialmente nella futuribile seconda parte, https://www.change.org/p/miur-che-i-1300-posti-da-ricercatore-rtd-b-siano-assegnati-ai-migliori-abilitati-personalmente, non voglio che mi identifichiate con una “meritocrazia” estrema.
L’eccesso di enfasi data alla bibliometria prima o poi mostrerà segni di cedimento, e una riformata ASN dovrà tenerne conto, altrimenti si verificherà una sovrapproduzione di articoli più limitati con sempre meno interesse al buon insegnamento – cosa che in effetti avviene in USA per esempio, dove la didattica è lasciata in buona parte a precari.
Si è visto che negli ultimi anni, mentre la produzione scientifica è aumentata per via della corsa alla ASN, al VQR, l’aumento delle citazioni è stato più contenuto, nonostante eventuali comportamenti e abusi anche su questo sono stati segnalati.
Peraltro il VQR è ancora peggio della ASN per molti aspetti:- già il fatto di valutare dipartimenti come se insiemi di persone fossero omogenee per scelte di merito, non mi piace (questo peraltro è l’esatto contrario di quanto si dice, ossia che la valutazione VQR deve essere usata solo per le strutture e non per i singoli!), ma non si capisce perché taglia a soli 2 lavori scientifici, e taglia “le code” eccellenti brutalmente. Questo lo avevo già scritto nel mio altro blog, http://italianengineers.blogspot.it/2017/03/la-crui-commissione-ricerca-propone-uno.html  e poi indipendentemente lo aveva scritto il matematico Mingione, e anche la CRUI commissione ricerca non so in che ordine di tempo, hanno proposto cose simili. Sono tutti tentativi e miglioramenti che secondo me sono positivi, perché correggono certi evidenti errori iniziali. Anche gli amici del blog che ho costruito a partire dalla lista VIA-Academy di ingegneri italiani molto citati, non sono mica tutti d’accordo! Anzi, molti sono contrari alla bibliometria – forse atteggiamento snob da primadonna, come qualcuno che ha una Ferrari e dice che non vale nulla? Un amico che è l’italiano ISI highlycited tra i più giovani di Italia (non dico altro per non far riconoscere il nome) mi diceva che NON ha firmato la petizione ma è sorpreso dal successo dell’iniziativa, e si complimentava con me per aver messo insieme tante teste. Ma non sa che non sono soddisfatto, perché ancora tante teste restano in contraddizione una con l’altra!
Quindi figuratevi come la materia è complessa, ed articolata. Certo, ci sono invece tutti quelli che fanno RUMORE, e non proposte, e uno esempio è un noto sito che appunto, anche fornendo molti studi interessanti, non arriva a nessuna proposta se non l’abolizione di tutto, dalla ASN alla VQR all’ANVUR, e quindi al ritorno a cosa? In questo caso io non mi sento di aggiungermi al grido di questo sito, che infatti casualmente mi ha rifiutato ogni pubblicazione del successo della petizione.
Tornando alle pubblicazioni, ci renderemo conto presto che il risultato conta, non la sede di pubblicazione. Ma questo in teoria: se qualcosa viene pubblicato su Nature, è visibile. Se è scarso e nessuno lo usa, sarà dimenticato. Ma se viene pubblicato su rivista infima, chi se ne accorge?  Nasce morto in partenza. Mi viene l’esempio della legge dell’usura di Reye, pubblicata nel 1860 su una rivista tedesca, e mai citata nel mondo (eppure è alla base di freni, frizioni, componenti meccanici di tutti i tipi, e ha 8 citazioni su Google Scholar!), se non un poco in Italia dove si studia perché Panetti l’aveva importata al Politecnico di Torino insegnando Meccanica Applicata alle Macchine, come mi disse Piero Villaggio.  Nel mondo è nota come legge di Archard, che la pubblico’ nel 1950 in Inghilterra. Peraltro Archard, un grande ingegnere, non fece mai carriera e restò “associato” a vita, si dice per contrasti con il capo del dipartimento a Leicester. Tutto il mondo è paese. Un collega di una importante Università Svizzera ha recentemente pubblicato delle simulazioni fantastiche su Nature Materials e PNAS, tuttavia non conosceva né Reye, riscoprendola (con le simulazioni), e nemmeno i lavori di Rabinowicz di MIT degli anni ’50, che erano di gran lunga avanti con il tempo. Vedete come la materia è complessa? E come io non la voglio semplificare?
Ma mentre ripensiamo la ASN, non possiamo abolire la ASN, e non possiamo cancellare chi l’ha conseguita. Questo il mio punto fermo, e questo mi sono prefissato come obiettivo.
Chiudo con una citazione un poco alta, perché oggi mi sento di ispirare chi tra noi vuole dare spazio ai giovani.  Non possono essere pochi quelli che vogliono dare il loro contributo, se in 11 mila hanno firmato una semplice petizione, e continuano a farlo in massa. Come posso averli raggiunti in cosi’ poco tempo?  Io anche me lo chiedo, e non so darmi risposta, se non con il tam-tam della rete. E noi li vogliamo ignorare?
Io preferisco anzi chiamarli alle armi!
Excerpted from My Early Life, 1930
By Winston Churchill
Come on now all you young men, all over the world. You are needed more than ever now to fill the gap of a generation shorn by the war. You have not an hour to lose. You must take your places in Life’s fighting line. Twenty to twenty-five! These are the years! Don’t be content with things as they are. ‘The earth is yours and the fulness thereof.’ Enter upon your inheritance, accept your responsibilities. Raise the glorious flags again, advance them upon the new enemies, who constantly gather upon the front of the human army, and have only to be assaulted to be overthrown. Don’t take No for an answer. Never submit to failure. Do not be fobbed off with mere personal success or acceptance. You will make all kinds of mistakes; but as long as you are generous and true, and also fierce, you cannot hurt the world or even seriously distress her. She was made to be wooed and won by youth. She has lived and thrived only by repeated subjugations.

Michele Ciavarella
Prof. Ordinario
Politecnico di BARI



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